i test validi ed inutili per le intolleranze alimentari

I test inutili

Nel campo della diagnostica per le intolleranze alimentari (un ricco mercato per i furbetti) assistiamo giornalmente all’uscita di nuovi test che non hanno valore scientifico e che sfruttano l’ignoranza e la dabbenaggine della gente solo per fini di lucro. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, la FNOMCeO, ha finalmente presentato nel 2018 una tabella che elenca:

 

“I principali test complementari e alternativi privi di validità per la diagnosi di allergie e intolleranza alimentare”

 

la riporto come tale.

  • provocazione-neutralizzazione intradermica/sub-linguale
  • Kinesiologia applicata
  • Test elettrodermici (Vega/Sarm/Biostrenght)
  • Biorisonanza
  • Iridologia
  • Analisi del capello
  • Pulse test
  • Strenght test
  • Riflesso cardio auricolare
  • Test citotossico
  • Dosaggio delle IgG4

Le intolleranze alimentari: bufale o realtà?

Spesso vediamo in televisione pubblicità ingannevoli che sfruttano la dabbenaggine della gente, mi chiedo come mai non esista in tutto il nostro apparato burocratico dello stato un organo atto a censurare le pubblicità truffa, ma ancor più grave trovo l’inganno pubblicitario quando questo interessa la salute; 300 milioni di euro spesi dagli Italiani in un anno per fantomatiche ed inutili pseudo analisi volte alla ricerca di inesistenti intolleranze alimentari.

 

 

Vediamo di fare il punto della situazione: per prima cosa distinguiamo tra le reazioni allergiche e le intolleranze alimentari: le reazioni allergiche sono quelle reazioni mediate da anticorpi di tipo IgE e che non sono dose dipendente, si manifestano con eruzioni cutanee, prurito, edemi, iniziano subito dopo l’assunzione della sostanza (10 /30minuti), colpiscono individui geneticamente predisposti e possono essere studiate con analisi scientifiche appropriate.

Le intolleranze alimentari sono state definite come “allergie non allergiche” (Kaplan 1991) cioè reazioni dell’organismo non mediate dalle IgE; due E SOLTANTO DUE sono le intolleranze scientificamente provate: quella al “lattosio” e quella al “glutine” tutto il resto sono chiacchiere!

 

Esistono sul mercato numerosi test atti a scoprire tutte le intolleranze del malcapitato paziente, si tratta di test che non sono stati mai testati su un campione valido di persone per poterne accertare la validità. Un test per essere considerato attendibile deve rispondere a due elementi essenziali: sensibilità e specificità.

 

Vediamo di capire il significato di questi due termini; un test ha una sensibilità valida quando individua tutti pazienti clinicamente malati, cioè il 100% dei soggetti malati deve essere positivo al test, quindi il paziente che risulta negativo al test è sicuramente un paziente negativo anche dal punto di vista clinico.

La specificità di un test riguarda la percentuale di pazienti che, sicuramente sani dal punto di vista clinico, risultano positivi al test, sono quelle che vengono definite false positività; maggiori sono le false positività meno attendibile è un test.

Credo di essere stato abbastanza chiaro, ma per maggior sicurezza faccia- mo degli esempi pratici:

 

  1. Anna è una paziente affetta da celiachia: effettua un test per tale malattia e risulta positiva, perfetto quindi nulla da
  2. Loredana che non è affetta da celiachia, effettua un test che risulta Ecco la specificità di cui sopra, si tratta di un falso positivo.
  3. Roberta, di cui non abbiamo notizie anamnestiche effettua un test per la celiachia che risulta Per quanto detto prima in meri- to alla sensibilità siamo certi che non è affetta da celiachia.

 

Ricapitolando perché un test sia attendibile deve avere una sensibilità del 100 % ed una sufficiente specificità.

 

 

 

 

Pertanto prima di buttare al vento tempo e denaro sarebbe giusto infor- marsi presso gli organi competenti sull’affidabilità dei test per le intolleranze alimentari che vengono continuamente proposti dai vari laboratori e talvolta, cosa ancora più grave, anche da “medici”.

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