Le reazioni da contatto agli alimenti

 

Le reazioni da contatto agli alimenti si dividono in :

  • dermatite da contatto (DAC),
  • dermatite irritativa da contatto(DIC),
  • orticaria allergica,
  • orticaria da contatto non allergica
  • dermatite da contatto sistemica
  • protein contact dermatitis (PCD)

 

La dermatite da contatto (DAC),  si può manifestare al contatto con le “oleoresine” presenti in alcuni vegetali e frutti; principale allergene è il “sequiretene”, presente in quantità sufficiente a sensibilizzare il paziente in molte verdure (broccoli, rape, cavoli) ed in alcuni frutti (limoni, arance). La manifestazione è quella tipica della dermatite da contatto, con eritema crostoso ed intenso prurito, a differenza della DIC tende ad espandersi. L’esordio non è immediato, parliamo di una reazione di quarto grado della scala di Gell e Coobs, quindi allergia cellulare ritardata. Quando si ha un sospetto di una DAC da alimenti si deve necessariamente fare un patch test per avvalorare la diagnosi  per poi eliminare la sostanza  dall’uso quotidiano. La terapia sintomatica è a base di cortisonici per uso locale e creme idradanti;  nei rari casi dove non fosse possibile eliminare la noxa, parliamo di DAC in pazienti che hanno particolari  contatti per lavoro, si possono limitare i danni con l’uso di creme barriera.

Caso clinico:

Giunge alla nostra osservazione un fruttivendolo affetto da una evidente dermatite alle mani; la cute si presenta eczematosa con aspetti perfino crostosi, sono evidenti anche aspetti fessurativi della cute, oltre alle mani vi è un interessamento anche dell’avambraccio, non potendo eseguire test allergici poiché il paziente è in terapia con antistaminici per una sospetta rinite allergica , si prescrive una terapia cortisonica locale ed il successivo uso di una crema barriera da usare soltanto dopo aver avuto un discreto miglioramento. Il paziente torna a visita dopo circa due mesi e riferisce che dopo il miglioramento iniziale con il cortisone la dermatite ha avuto una netta ripresa nonostante l’uso della crema barriera; da un’accurata anamsi si evidenzia che il paziente è costantemente con mani sotto il lavandino, questo ci spiega l’insuccesso della terapia con la crema barriera. Vengono eseguiti dei patch test che evidenziano positività per molti ortaggi questo avvalora la diagnosi di DAC.

 

La dermatite irritativa da contatto(DIC) è una dermatite acuta che si manifesta al contatto con alcuni alimenti e che non è immuno mediata, ma bensì è il risultato di una semplice azione irritativa; a differenza della DAC non è ritardata ma bensì immediata. Un esame istologico delle lesioni non documenta la presenza delle cellule tipiche della reazione immuno allergica. Le sostanze che più comunemente causano una dermatite irritativa sono: limoni, aglio, ananas, ravanelli, senape. Le lesioni tendono ad essere circoscritte, frequente è la comparsa vere proprie bolle epidermiche. La DIC è fortemente influenzata dalla quantità e dalla durata di esposizione all’alimento pertanto è completamente diverso l’esito di un contatto fugace con un alimento, dall’uso prolungato della stessa sostanza; forse per questo motivo la DIC è spesso una patologia che interessa più gli operatori del settore alimentare che non noi consumatori. La diagnosi è solo clinica, il patch test serve solo per escludere un DAC, visto che è negativo nella DIC. La terapia è simile a quella indicata in precedenza per forma da contatto.

 

Caso clinico:

 

viene in studio un cuoco affetto da dermatite alle mani da molto tempo, la mani sono ruvide, quasi raspose, vi sono fessurazioni quasi sanguinanti; viene prescritta terapia cortisonica locale e terapia  con creme idratanti; si programmano dei patch test. Dopo circa un mese il paziente torna a controllo, ma le condizioni sono migliorate solo parzialmente; si procede al patch test, ma  inaspettatamente è negativo.  A questo punto il paziente viene inviato presso un dermatologo che prescrive una terapia locale sempre a base di cortisone, creme barriera e creme idradanti, i risultati dopo un mese non sono assolutamente soddisfacenti. Il dermatologo  propone un incontro con l’allergologo per decidere come procedere e si arriva alla conclusione di fare una biopsia. L’esito della biopsia depone per una DIC, quindi non è un’allergia da contatto agli alimenti, ma bensì il problema è dato dall’azione irritante dei saponi che il cuoco una costantemente durante la sua attività giornaliera. L’uso di saponi delicati, consigliati dal dermatologo ha in seguito ridotto fortemente la dermatite del paziente.   

 

L’orticaria allergica è una reazione immunologica immediata che è caratterizzata dal coinvolgimento delle IgE, quindi colpisce i soggetti potenzialmente allergici. Il paziente allergico si sensibilizza ad un determinato alimento ed al contatto successivo, o ai contatti successivi, si manifesta la reazione allergica, caratterizzata da intenso prurito e comparsa di pomfi. A differenza della DAC si manifesta immediatamente al contatto con l’alimento ed i segni clinici scompaiono dopo un paio d’ore, a volte sono fugaci e durano pochi minuti. Questo tipo di dermatite si presenta spesso in pazienti che soffrono di altre forme di allergia, per lo più di tipo respiratorio, comunque è essenziale nella raccolta dell’anamnesi cercare la presenza di una familiarità allergica che può essere probativa per una forma allergica.le sostanze che più frequentemente inducono la comparsa di OA sono: l’acido benzoico, il balsamo del Perù, l’acido sorbico, ma sono comunque spesso interessati conservanti ed additivi. Le reazioni oltre che essere locali possono talvolta estendersi ad altre parti del corpo, anche in zone non limitrofe al punto di contatto. La diagnosi si basa sulla positività dei prick test e del patch test.

Caso clinico:

Un bambino di 6 anni viene portato in studio per la comparsa di un eritema al volto ricorrente, la manifestazione è più evidente intorno alla bocca ed intorno agli occhi, le lesioni sono piatte ed in alcuni punti sono quasi bollose. Si procede subito con un prick test, ma l’esito è negativo, a questo punto considerato che l’anamnesi non aiuta assolutamente, anche se le lesioni non sono eczematose,  si procede con un patch test. Dopo due giorni il piccolo paziente torna in studio, vengono tolti i cerotti e si evidenziano positività per balsamo del Perù ed acido ascorbico; le positività sono basse, si evidenzia solo un eritema senza aspetti eczematosi. Dall’anamnesi si apprende che il piccolo mastica costantemente chewing-gum, si chiede ai genitori di portare in studio una confezione di queste sostanze e si nota che entrambe le sostanze risultate positive sono presenti. L’allontanamento del chewing-gum ha risolto completamente il problema.

La dermatite da contatto sistemica. Questa  è una forma di dermatite che viene provocata dall’ingestione di una sostanza che aveva precedentemente creato una lesione locale per contatto. Facciamo un esempio, un paziente manifesta una dermatite al contatto del balsamo del Perù, si cura, allontana l’allergene e tutto si risolve; qualche tempo dopo lo stesso paziente assume, senza saperlo, una sostanza che contiene balsamo del Perù; dopo qualche ora si manifestano eritemi pruriginosi diffusi su tutto il corpo e maggiormente interessate sono le zone che erano state colpita dalla reazione da contatto. La terapia è basata sull’uso di antistaminici per via sistemica e quasi mai si deve ricorrere all’uso dei cortisonici.

Caso clinico:

Viene in studio una donna con una dermatite diffusa su tutto il corpo, ma le sedi maggiormente interessate sono quella periombelicale, i polsi ed una evidente chiazza al centro della schiena. La paziente riferisce di essere allergica al solfato di nichel, come documentato da patch test effettuati di recente ed assicura che ha eliminato completamente tutte le sostanze contenenti nichel dall’uso quotidiano. Le zone maggiormente interessate sono le stesse che si erano presentate anni prima e che erano state diagnosticate come dermatite da contatto al nichel; il bottone dei jeans, in gancetto di metallo del reggiseno, braccialetti vari erano stati eliminati completamente ed il problema si era quindi risolto. Scavando a fondo nell’anamnesi la paziente riferisce che, causa un aumento di peso indesiderato, la stessa ha intrapreso una dieta dimagrante a basso contenuto di carboidrati e con un alto contenuto di verdure; conoscendo l’alta quantità di solfato di nichel contenuta nelle verdure si consigli alla paziente una drastica riduzione delle stesse per due mesi e si fissa una visita al termine della dieta. La paziente torna dopo due mesi con il problema completamente risolto e con qualche chilo in più !

L’orticaria da contatto non allergica è simile alla DIC ma si distingue per l’aspetto delle lesioni, che a differenza della DIC sono caratterizzate da numerosi pomfi, simili per alcuni versi all’orticaria allergica e per il coinvolgimento di mediatori chimici dell’infiammazione , quali l’istamina e le citochine. Solo un esame istologico può dirimere la diagnosi.

La protein contact dermatitis è una dermatite di tipo essenzialmente  eczematoso caratterizzata da un intenso prurito e fessurazioni della cute. Il quadro clinico è sovrapponibile a quella della DAC, se ne differenzia per l’esordio che, a differenza della DAC, è immediato e non ritardato. La noxa che crea questa dermatite è la penetrazione di alcune proteine (allergeni) sotto l’epidermide, le sostanze che più spesso portano alla comparsa di questa sindrome sono le proteine della carne, da qui di conseguenza parliamo di una malattia molto spesso di natura professionale considerato che noi consumatori raramente tocchiamo la carne cruda e se anche  lo facciamo è solo per pochi istanti. La reazione è di tipo misto, cioè è una reazione del I e del IV tipo della classificazione delle reazioni allergiche e pertanto per la diagnosi è necessario eseguire sia il prick test che il patch test.

 

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