Allergia al veleno di imenotteri

È una delle più antiche forme di allergie descritte, pare che il faraone egizio Menes morisse nel 2621aC proprio a causa della puntura di una vespa di grandi dimensioni. Gli insetti pungitori in Italia si classificano in Apidi e Vespidi. Nel caso delle api è l’insetto femmina che possiede l’apparato di puntura, cioè una sacca addominale che contiene il veleno, collegata ad un pungiglione. L’ape punge una sola volta perché il pungiglione si stacca dal corpo dopo la puntura e causa la morte dell’insetto. I calabroni sono apidi pelose nere che pungono solo se provocate e sono quindi considerati i meno pericolosi degli imenotteri. I vespidi sono gli insetti che hanno maggiori contatti con l’uomo perché sono attratti dal cibo e dai rifiuti, ma possono frequentemente infliggere punture multiple.

Il veleno degli imenotteri contiene molte sostanze; amine biogene come l’istamina, peptidi e sostanze di tipo enzimatico ad alto peso molecolare. L’istamina è responsabile del dolore, gli enzimi (fosfolipasi, fosfatasi, ialuronidasi ) costituiscono invece gli allergeni principali del veleno. Il contatto con il veleno stimola la sintesi di IgE specifiche. Nell’allergia al veleno di api l’allergene più importante è la fosfolipasi A, con la presenza di IgE  in più del 90% dei casi, e la mellitina con IgE specifiche in più del 50% dei casi. Anche nei vespidi le fosfolipasi A eB agiscono come allergeni maggiori.

Le reazioni allergiche IgE mediate si possono classificare in reazioni locali, sistemiche ed insolite. Le prime consistono in pomfi dolenti e pruriginosi, le seconde coinvolgono cute, apparato digerente, respiratorio e cardiovascolare. Quanto alle reazioni rare si possono verificare vasculiti, poliradicoliti e nevriti, esantemi.

La terapia comprende l’uso di antistaminici e corticosteroidi(sia topici che sistemici) e nei casi più gravi, somministrazione parenterale di adrenalina. Esiste un vaccino specifico che può essere intrapreso nei pazienti a più alto rischio.

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